La Cura – Lares Restauri

Abitare significa
lasciare impronte.
La cura.

Abitare significa lasciare impronte. Fondazione Querini Stampalia, Lares Restauri e Teatro di Cittadinanza di Mattia Berto hanno lasciato le loro sabato 16 ottobre 2021 con una matinée della città e per la città, con l’obiettivo di riflettere, con mezzi diversi, sulla ‘cura’ di Venezia, dei suoi luoghi e di chi la vive.

 

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Cosa vuol dire avere cura?
La cura presuppone attenzione, ascolto attivo, partecipazione. Una performance live del Teatro di Cittadinanza di Mattia Berto davanti all’ingresso della Querini Stampalia, in Campo Santa Maria Formosa, ha dato il via alla giornata. Un momento per condividere con la città il materiale drammaturgico nato all’interno di un laboratorio teatrale che coinvolge anche il personale della Querini Stampalia e di Lares Restauri. Durante gli incontri di preparazione e confronto, Mattia Berto ha guidato i suoi cittadini/attori in un duplice percorso. Da un lato li ha accompagnati nella riflessione e nella condivisione di idee sulla cura della città, diventate parte integrante della messa in scena, dall’altro nella preparazione attoriale necessaria allo svolgimento della performance.
Che cos’è la cura di una città? Qual è la medicina giusta? Cosa possono fare le singole realtà per essa? Queste le domande che hanno guidato Mattia Berto nella scrittura. Quesiti la cui risposta è difficile e forse ancora lontana ma che, attraverso la sottile e delicata provocazione dell’incursione urbana, si è voluto portare in Campo per un confronto diretto con chi vive la città. Ancora una volta, nello stile di Mattia Berto e del suo Teatro di Cittadinanza, un luogo viene ‘abitato’ e, attraverso la magia del teatro, si dà spazio alla riflessione.
Una conversazione che ha messo
al centro Venezia, tra passato e futuro.

Il testimone è stato raccolto da quattro relatori, Mario Massimo Cherido, Antonio Foscari, Marigusta Lazzari e Ezio Micelli, che nell’auditorium della Fondazione hanno sviluppato il secondo momento della mattinata portando avanti il coinvolgimento del pubblico. Una conversazione che ha messo al centro Venezia, tra passato e futuro: tendenze, idee, progetti e interventi per la rigenerazione della città. Si sono incrociate chiavi di lettura diverse, frutto di diverse personalità e professionalità, che hanno saputo intrattenere e informare. Dalla più tecnica presentazione sui materiali lapidei proposta da Mario Massimo Cherido, che, come ci fa notare Ezio Micelli, è certamente un fatto tecnico, ma è talmente innervato di conoscenza e cultura che sarebbe davvero un gesto poco lucido e poco sensato relegarlo alla sola dimensione dello spazio economico e aziendale. Alla riflessione sulla cura di cittadini e visitatori di Marigusta Lazzari, che riconferma l’impegno della Fondazione Querini Stampalia su questo fronte, ricordandoci come Carlo Scarpa con il suo restauro ha creato uno spazio trasparente: la città è dentro la Querini, la Querini è tutt’uno con la città. È aperta a nuove possibilità, a condividere tempo, saperi, esperienze e sguardi su un mondo in continuo cambiamento. Dal ragionamento di Antonio Foscari, che con il passato ripensa al presente, e ci accompagna nella complessità della storia di Venezia. E conclude con una frase che potrebbe diventare manifesto:

Di questa complessità dobbiamo prendere coscienza: gli unici strumenti sostanziali per la gestione di un bene così prezioso sono la conoscenza e l’amore.
A quello di Ezio Micelli, che dal presente guarda al futuro. Ci racconta e ci insegna come abitare un luogo, una città, a partire dalla Querini: Lo dico proprio in questa sede, perché questo spazio è pensato da un architetto contemporaneo. Anche gli interventi che abbiamo nelle altre sale, memorabili, straordinari, che Carlo Scarpa ci lascia in eredità, significano proprio come abitare un luogo voglia dire lasciare impronte in questo stesso luogo.

Un intreccio di riflessioni attraversate da pensieri comuni: consapevolezza, responsabilità, conoscenza. Temi che sono ritornati nei discorsi di tutti i relatori e che sono rappresentati nei gesti quotidiani e nelle azioni semplici descritti con le parole che hanno aperto la mattinata e chiudono questo racconto:

A quello di Ezio Micelli, che dal presente guarda al futuro. Ci racconta e ci insegna come abitare un luogo, una città, a partire dalla Querini: Lo dico proprio in questa sede, perché questo spazio è pensato da un architetto contemporaneo. Anche gli interventi che abbiamo nelle altre sale, memorabili, straordinari, che Carlo Scarpa ci lascia in eredità, significano proprio come abitare un luogo voglia dire lasciare impronte in questo stesso luogo.

Un intreccio di riflessioni attraversate da pensieri comuni: consapevolezza, responsabilità, conoscenza. Temi che sono ritornati nei discorsi di tutti i relatori e che sono rappresentati nei gesti quotidiani e nelle azioni semplici descritti con le parole che hanno aperto la mattinata e chiudono questo racconto:

Io per la cura
della mia città
Cerco di pulire al meglio i bisogni del mio cane.
Coltivo i rapporti di buon vicinato e la solidarietà.
Mi tengo i mozziconi di sigaretta in tasca.
Sorrido alla gente.
Dico Buongiorno a tutti, ma soprattutto dico grazie al netturbino e al marinaio.
Pago sempre i biglietti dell’ACTV.
Divulgo e invito gli amici ad andare al cinema, a teatro e nei musei, perchè la cultura
ci salverò dall’ignoranza e salverà Venezia.
Cerco di pulire al meglio i bisogni del mio cane.
Coltivo i rapporti di buon vicinato e la solidarietà.
Mi tengo i mozziconi di sigaretta in tasca.
Sorrido alla gente.
Dico Buongiorno a tutti, ma soprattutto dico grazie al netturbino e al marinaio.
Divulgo e invito gli amici ad andare al cinema, a teatro e nei musei, perchè la cultura ci salverò dall’ignoranza e salverà Venezia.
 

I cittadini del Teatro di Cittadinanza di Mattia Berto
Fondazione Querini Stampalia

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