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Una immersione alle radici: un viaggio con una sola meta capace di raccontare storie diverse.

Opificio #radici #identità #viaggio

Venerdì 30 settembre con Opificio abbiamo fatto un viaggio. Un viaggio come quando nel 1869 Giovanni Querini fa testamento, nel 1917 Johann Viessmann apre il suo laboratorio, nel 1967 Alberto Cherido fonda Lares Restauri, nel 1969 Ugo e Pietro Varaschin iniziano a lavorare la fibra naturale, negli anni 70 Michele De Lucchi si laurea a Firenze, nel 1987 KE inizia il suo percorso, nel 1990 Fabio Buscato e Mario Biancolin decidono di rilanciare un’azienda, nel 1993 Gianluca Franzoni arriva in Venezuela, nel 2000 quattro aziende storiche di logistica per l’arte si uniscono, nel 2008 Alvise Di Canossa ha un’idea per i collezionisti, il 1 giugno 2016 viene firmata la Joint Venture dei fondatori di InfinityHub.
La storia del nostro
viaggio nelle radici di Venezia.

Siamo partiti da Altino e siamo partiti dalla stazione Santa Lucia. Attraversando la laguna da nord e da sud ci siamo riuniti a Torcello. A guidarci in questi luoghi è Matteo Bisol di Venissa. 

Matteo con i suoi racconti ci ha portati a quando le isole che ci ospitavano erano terre di pesca e agricoltura, lontane dal commercio e dal turismo della città a forma di pesce. A Torcello ci siamo persi due volte: la prima con il naso all’insù nel passato lontano dei mosaici d’oro; e la seconda in un giardino popolato di statue e vitigni, uno spazio prezioso nella già unica cornice di Torcello.

Uno spazio che ci porta alla prossima storia.

La storia di Venissa e della Dorona di Venezia. L’uva d’oro di Venezia: un vitigno autoctono di queste terre e di queste acque, che ha fatto dell’ambiente salmastro della laguna la sua casa. Un vitigno coltivato diffusamente già nell’800, ma dimenticato per buona parte del ‘900. 

È in questo momento che la famiglia di Matteo entra in gioco: suo papà scopre una vigna nel già citato giardino popolato di statue a Torcello. E di quella vigna scopre la storia e disegna il futuro: da quei pochi esemplari nasce, nella vigna murata in mezzo all’acqua, la tenuta di Venissa dove l’uva d’oro di Venezia continua a essere coltivata e fatta crescere, con le sue radici (quasi) immerse nella laguna.

Dietro mura medievali, ricostruite nel lontano 1727, all’ombra del campanile della chiesa di San Michele Arcangelo, i vitigni osservano le facce stupite di chi, per la prima volta, attraversa il piccolo portone sulla fondamenta e si trova immerso in un luogo inaspettato e imprevisto.  

Da qui parte il nostro viaggio nel futuro condiviso: abbiamo sradicato le persone che fanno Opificio dalle loro agende e dai loro luoghi e le abbiamo trascinate a Torcello e a Mazzorbo. Le abbiamo portate in uno di quei posti che permette di dimenticarsi da dove si è arrivati e degli appuntamenti in agguato l’indomani, per guardare le cose da un punto di vista diverso e con un orizzonte più ampio, quasi siderale. 

E con questo sradicare è emerso quello che ci piace delle persone che fanno Opificio, che con un probabile neologismo ci piace chiamare Opificiati. Ci piace che abbiano accettato di buon grado questo sradicamento e questa immersione nello spazio e nel tempo passato e futuro. Ci piace aver guardato, ascoltato, parlato, immaginato insieme.

E soprattutto, ci piace fare insieme.

Si conclude qui il racconto dei nostri viaggi: sono stati posti dei semi che daranno frutto nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Se eri con noi, grazie.

Se non c’eri, abbiamo un solo consiglio per te: intraprendi anche tu un viaggio alle radici. E se pensi che il tuo viaggio sia un po’ come il nostro, perché non farlo insieme?

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